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Le FACOLTA'
 


Determinazioni della Scienza
Attraverso Noti Personaggi

"quando ci sono io
non c'e' la morte

e quando
c'e' la morte
non ci saro' io".

-

 





Margherita
Hack

Atea
convinta

disse
Dio
esiste
solo
nella
 Mente



Margherita
Hack

Dubbi
sul
fatto
che
Dio
possa
esistere?

Nessuno.

Mai avuto
grandi
slanci
verso la
religione,
di alcun
tipo.

Non ho
mai
creduto
troppo
a nulla,

poi non
ho
creduto
assolutamente
più a nulla.


Vedi Biografia_Margherita Hack

Toscana doc e atea convinta, è morta Margherita Hack, l'amica delle stelle, come si era definita lei stessa nel libro pubblicato nel 1998.
Per oltre 20 anni ha diretto l'Osservatorio astronomico di Trieste ed era nota al grande pubblico soprattutto per le doti di divulgatrice e per la passione civile.
Nel mondo della ricerca ha occupato una posizione di primo piano fin dall'inizio della lunga carriera. Celebri anche le sue battute taglienti ed i modi schietti.
Nata nel 1922 da genitori vicini alle dottrine teosofiche, al termine della seconda guerra mondiale si laureo' in astrofisica con una tesi sulle Cefeidi
le stelle 'pulsanti' che si sono rivelate fondamentali nella misurazione delle distanze delle galassie.

      Fine serena
Sono stati sereni e "vissuti con leggerezza", come aveva sempre fatto nella sua vita, gli ultimi giorni dell'astrofisica Margherita Hack.
I problemi cardiaci dei quali soffriva da tempo "erano molto pesanti, ma li viveva con una leggerezza assoluta", racconta Marinella Chirico,
molto vicina alla ricercatrice e alla sua famiglia. La malattia si era riacutizzata una settimana fa, tanto da rendere necessario il ricovero.
Margherit Hack lascia il marito Aldo, 93 anni, che aveva conosciuto a Firenze, dove erano nati entrambi e dove si erano incontrati
ai giardini quando Margherita aveva 11 anni e lui 13. Si erano sposati 70 anni fa, "la prima e l'ultima volta che era entrata in una chiesa",
racconta l'amica di famiglia. Non hanno avuto figli e vivevano con otto gatti e un cane. Della morte non ha mai avuto paura,
nemmeno negli ultimi giorni:
"quando ci sono io non c'e' la morte -
le piaceva ripetere -
e quando c'e' la morte non ci saro' io".

      Astrofisica mondiale
A lungo direttore dell'Osservatorio astonomico di Trieste, la Hack è stata membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche.
Nel 1995 l'Unione astronomica internazionale le dedico' un asteroide di nuova scoperta, denominato "8558 Hack".
Astrofisica di fama mondiale, la Hack era nata a Firenze nel 1922 e si era trasferita a Trieste nel 1963, dove viveva in una casa
nel quartiere di Roiano. Senza figli, donna impegnata socialmente, vegetariana da sempre, grande divulgatrice, la Hack era anche una appassionata animalista: aveva otto gatti e un cane

     Scrittrice
Il suo ultimo libro (+Dvd) "Il perche' non lo so. Autobiografia in parole e immagini" è uscito nel 2013. Il primo scritto,
il trattato "Stellar spectroscopy", risale al 1969. In piu' di 40 anni alle opere scientifiche ha affiancato saggi per far amare
l'astronomia al grande pubblico e autobiografie per spiegare le sue scelte di vita, dall'ateismo all'alimentazione vegetariana.

     Riconoscimenti
Socio nazionale dei Lincei dal 1987, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio linceo e il Premio della Cultura
della Presidenza del Consiglio dei Ministri; nel 2012 è divenuta Dama di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.




Margherita
Hack

È quello
che dico
sempre,
anche
essere
atei,
come essere
credenti,
è una fede
perché io
non posso
dimostrare
né che
Dio c'è,
né che
non c'è.

Io non
credo
perché non
mi soddisfa
l'idea di Dio,
non posso
pretendere
di dimostrare
che Dio
non c'è

-

 

-

 

Stephen
Hawking
Il time
pubblica
alcuni stralci
del suo
nuovo libro.

«tutto può
essere nato
dal nulla»
«Dio non è
necessario
a spiegare
la creazione
dell'Universo»

Stephen Hawking

-

 




Stephen
Hawking

Sostiene
che se Dio
avesse
voluto
creare
l'universo
allo scopo
di creare
l'uomo,

non
avrebbe
avuto
senso
aggiungere
tutto
il resto.



LONDRA -
La creazione dell'universo si può spiegare anche senza l'intervento di Dio,
poiché le ultime scoperte scientifiche hanno dimostrato che esistono alternative all'idea
che esso sia nato dalla mano divina. Lo sostiene lo scienziato britannico Stephen Hawking
nel suo ultimo libro «The Grand Design» (Il progetto grandioso), di cui il Times pubblica alcuni brani.

LEGGI DELLA FISICA -
La creazione dell'universo, scrive Hawking, è stata semplicemente una
conseguenza inevitabile delle leggi della fisica. «Poiché esistono leggi come quella della gravità -
sostiene il matematico nel libro di cui è coautore il fisico americano Leonard Mlodinow -
l'universo può essere stato creato dal nulla». Considerando che è altamente probabile che esistano
non solo altri pianeti simili alla Terra ma addirittura altri universi, Hawking sostiene che se Dio avesse
voluto creare l'universo allo scopo di creare l'uomo, non avrebbe avuto senso aggiungere tutto il resto.

LA RAGIONE UMANA -
In questo modo Hawking rivede la teoria espressa in precedenza in
«Una breve storia del tempo», in cui aveva sostenuto che non vi fosse incompatibilità tra un Dio
creatore e la comprensione scientifica dell'universo. «Se arrivassimo a scoprire una teoria completa
sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché conosceremmo la mente di Dio», aveva scritto nel 1998.

-

 

-

      Giovanni Mazzillo
    "PERCHÉ SCRIVIAMO? Perché esistiamo?"

Buon giorno cari amici! Luca Ciamei, che saluto e ringrazio, ha segnalato il link dove
ieri veniva annunciato e
commentato l'ultimo libro di Stephen Hawking, prossimamente
in libreria: "The Grand Design" (Il processo grandioso), di cui il Times ha pubblicato alcuni
brani. Non leggo "Il Giornale"..., di cui non mi piace quasi nulla, nemmeno il nome, che
pretende di essere appunto "IL GIORNALE" e non avrei mai letto l'articolo. Ma questa
volta l'ho fatto e il pezzo merita attenzione per la chiarezza con cui affronta l'argomento e
che si potrebbe riassumere così: Quand'anche la scienza rispondesse anche all'ultima
domanda, per me personalmente non ancora spiegata, non su come si è formato
l'universo, ma da dove ha tratto la spinta iniziale per essere, non spiega ancora il
significato che esso ha. Appunto qualcosa di simile alla domanda iniziale: perché
scriviamo, anche qui su facebook? E se si risponde "Perché siamo vivi e la vita si esprime
(anche) così!", il problema è ancora ben lontano dall'essere stato risolto, perché alla
prossima domanda né Hawking, né alcuno scienziato può rispondere. E l'ultima domanda
è: "Ma perché esistiamo?" ed è simile a tutte le altre: "Perché c'è qualcosa e non il nulla?";
"Perché ci vediamo crescere e invecchiare?"; "Perché tanta sofferenza nel mondo, inclusa
quella di chi Hawking?", il quale, concludo, anche per questo merita il massimo del
rispetto e dell'ammirazione, per la sua lotta incredibile per esprimersi e dirci ciò che si
muove nella sua mente e nel suo cuore.
__________________________________
Ecco l’articolo:
Stephen Hawking ci dice com'è nato l'universo Ma non affronta il perchè
di Stefano Zecchi da Il Giornale.it (venerdì 03 settembre 2010) 1
Non c’è scienziato che possa negare l’esistenza di Dio.
Stephen Hawking ci
dice com’è nato l’universo. Ma non affronta il perché. Il fisico esclude Dio
dall’origine del mondo: "È inutile". Così abbiamo la spiegazione della Vita
senza il suo significato
_________________________________
Non c’è posto per Dio nella creazione dell’Universo. «La
creazione spontanea è il motivo per cui c’è qualcosa e non il nulla,
per cui l’Universo esiste, per cui noi esistiamo. Grazie alla legge di
gravità, l’Universo può crearsi e si crea dal nulla. È inutile, perciò,
chiamare in causa Dio per fargli toccare il cielo e fargli caricare la
molla del meccanismo dell’Universo».
Queste tesi che pretendono di cancellare almeno tre millenni di
filosofia e almeno un altro di pensiero sapienziale mitico-simbolico
appartengono all’astrofisico inglese Stephen Hawking, esposte nel suo ultimo volume, tra alcuni
giorni in libreria, The Grand Design (Il processo grandioso), di cui ieri il Times ha pubblicato in
evidenza lunghi brani.
Hawking è uno scienziato di grande fama, noto anche al pubblico che non si interessa di astrofisica
_____________________________
http://www.ilgiornale.it/cultura/stephen_hawking_ci_dice_come_nato_luniverso_ma_non_affronta_perche/esistenza
_dio-cultura-hawking-scienza/03-09-2010/articolo-id=470784-page=0-comments=1

per la sua terribile disgrazia. Più di una volta lo si è visto in televisione con il suo povero corpo
devastato da una malattia degenerativa del sistema nervoso che lo obbliga a muoversi su una sedia a
rotelle e chi gli permette di comunicare solo attraverso un sintonizzatore.
Una decina d’anni fa, Hawking, nel suo libro Una breve storia del tempo, aveva sostenuto che non
c’è incompatibilità tra un Dio creatore e la comprensione scientifica dell’universo. «
Se arrivassimo
a scoprire una teoria completa sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché così avremo
modo di conoscere la mente di Dio»,
aveva scritto nel libro appena ricordato, pubblicato nel 1998.
Ma in quest’ultimo, The Grand Design, la tesi è radicale: non c’è bisogno di un Dio per capire la
formazione dell’universo e della nostra presenza su questa Terra.
Se il grande astrofisico ricordasse un po’ della filosofia studiata nel primo anno di liceo non
dimenticherebbe che una delle tesi più note del materialismo classico, che ha attraversato la cultura
moderna (Karl Marx, per esempio, ne è un grande estimatore), è quella del greco Democrito. La sua
teoria delle klinamen, spiegava l’origine del mondo dal contatto di particelle di materia, che si
incontrano a causa di una determinata inclinazione, formando il Tutto, così a caso, senza un disegno
divino: «Democrito che il mondo a caso pone», scrisse Dante nella Divina Commedia.
La storia del materialismo senza Dio è tanto vecchia quanto la sua confutazione. Ma Hawking
intende offrirci una teoria scientifica incontrovertibile, di fronte alla quale si devono genuflettere
coloro che credono ancora nella storiella di Dio che ha creato il mondo e l’uomo. Se il grande
astrofisico Hawking ricordasse un po’ di filosofia classica, capirebbe che il problema non è la
spiegazione dell’origine del mondo, ma il suo significato.
La spiegazione può fornirla la scienza, che ha comunque sempre la pretesa di dire l’ultima parola,
come, appunto, è il caso de Il progetto grandioso. Ma gli uomini, che possiedono il lume della
ragione, si chiedono qual è il significato del mondo, perché c’è il Tutto e non il Nulla, perché ci
sono la vita e la morte. Si chiedono il perché del male all’uomo giusto: dall’antica e originaria
domanda di Giobbe a Dio, alle grandi riflessioni filosofiche sulla teodicea, la questione non ha
esaurito il mistero, quell’ignoto che guida l’uomo su questa terra alla ricerca del significato di verità
che mai potrà raggiungere, proprio come l’orizzonte che si muove insieme a lui.
Hawking è costretto su una sedia a rotelle, parla grazie alla tecnologia: ha tutte le spiegazioni della
sua malattia, fornitegli dalla scienza. Ma la scienza medica non gli dirà mai perché proprio lui è
stato colpito dal male e quale significato ha la sua sofferenza per il male. Forse Hawking, come
Giobbe, avrà domandato a Dio il perché del male a un giusto.
Questo desiderio di comprendere il disegno di Dio è fortissimo in Hawking, come, tra l’altro, è
testimoniato dal passo sopra citato dal suo libro del 1998. In questa ultima opera, Il progetto
grandioso
, Hawking ricorda la scoperta, nel 1992, di un pianeta che orbita intorno a una stella
simile alla Terra intorno al Sole. Ciò conferma, a suo giudizio, che il caso terrestre non è unico.
Ora, considerando che è altamente probabile che non solo esistano altri pianeti simili alla Terra ma
addirittura altri universi, Hawking si chiede: se Dio avesse voluto creare l’universo allo scopo di
creare l’uomo, che senso avrebbe avuto aggiungere tutto il resto?
Appunto: che senso, qual è il significato dell’universo, dell’uomo? La ricerca scientifica tenta (ha
sempre tentato) di chiudere in una gabbia quel fastidioso, scientificamente inopportuno significato e
di buttare via la chiave. Ma finché esisterà l’uomo, quella gabbia non potrà mai essere chiusa,
perché finché esisterà, l’uomo, che ha lume di ragione, non rinuncerà a domandarsi il significato
della vita e della morte, del male e della bellezza.

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Scienza
per tutti_
Peter_Higgs

«Abbiamo
osservato
un nuovo
bosone

con una
massa
di 125,3 ±
0,6 GeV
di massa
a 4,9 sigma»

Questa
frase ha
strappato
un applauso
fragoroso,
perché –

tradotta in
linguaggio
comune –

vuol dire
«siamo
sicuri
praticamente
al 99,9999%

di aver
osservato
il bosone
di Higgs».

  
    
PETER WARE HIGGS

Ecco la “particella di Dio”, il tassello all’origine di tutto
Marco Boscolo
La particella di Dio esiste. Dopo 50 anni di ricerche difficoltose, smentite e ritardi,
oggi dal Cern arriva la conferma che il bosone di Higgs è stato "catturato". Ultima particella prevista dal Modello Standard, conferma l’esistenza di tutte le altre, sostiene il modello stesso, concepito dai fisici per spiegare l'origine dell'universo. E adesso? Il bello è appena cominciato.

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4 luglio 2012 - 13:46
I presenti nella sala del Cern di Ginevra questa mattina hanno gridato all’unisono «yes!». La domanda del direttore generale del Cern, Rolf Heuer, era: «ce l’abbiamo, che dite?». Il soggetto era ovviamente il bosone di Higgs, l’ultima particella del Modello Standard che doveva ancora essere osservata sperimentalmente e che oggi è stata al centro di un lungo seminario in cui gli esperimenti Atlas e Cms hanno presentato i risultati ricavati dalla raccolta dati del 2011 e del 2012.


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Cinque dei sei vincitori del Premio Sakurai 2010 dell'American Physical Society- Kibble, Guralnik, Hagen, Englert e Brout


L’eccitazione era palpabile già dal primo mattino quando l’arrivo nella sala seminari del Cern di Peter Higgs, il fisico che negli anni Sessanta ipotizzò l’esistenza dell’omonimo bosone, è stato accolto da un lungo applauso.
Nei giorni scorsi, come abbiamo raccontato ieri, i media avevano anticipato i tempi e già dato l’annuncio facendo anche irritare qualche fisico. Ieri una video intervista al fisico John Ellis resa pubblica per errore sul sito del Cern ha contribuito ad aumentare l’eccitazione per il seminario di oggi. Nello spiegare che cos’è il bosone di Higgs, infatti, Ellis ne dava per scontata la scoperta.

Stamattina il primo a scaldare il pubblico è stato Joe Incandela, il portavoce di CMS, che nel mostrare i risultati ha detto: «Abbiamo osservato un nuovo bosone con una massa di 125,3 ± 0,6 GeV di massa a 4,9 sigma». Questa frase ha strappato un applauso fragoroso, perché – tradotta in linguaggio comune – vuol dire «siamo sicuri praticamente al 99,9999% di aver osservato il bosone di Higgs».

Applausi che sono giunti anche per Fabiola Gianotti, la portavoce di ATLAS, il secondo esperimento che sta dando la caccia a Higgs, quando ha sostanzialmente confermato i dati di CMS presentati da Incandela. Una conferma che rende praticamente ufficiale la scoperta. Certo, Gianotti ha sottolineato come «ci sia ancora molto lavoro da fare prima che questi dati possano effettivamente essere pubblicati». Una precauzione dovuta alla necessaria pignoleria con cui deve essere analizzato un risultato così importante e così lungamente atteso.



  


Il comunicato ufficiale del Cern ha toni cauti, in attesa dalla pubblicazione ufficiale dei dati preannunciata da Fabiola Gianotti, ma Peter Higgs ha rotto gli indugi e si è detto contento di aver potuto assistere «a questa scoperta durante la mia vita». La sostanza è che «è stato raggiunto un punto di non ritorno nella nostra comprensione della natura», per usare le parole del direttore generale del Cern Rolf Heuer.
Il bosone di Higgs, diventato celebre come la “particella di Dio” (etichetta che non è mai piaciuta ai fisici), era l’ultima particella prevista dal Modello Standard che ancora non era stata rivelata dagli apparati sperimentali. Oltre che per la lunga caccia di cui è stato protagonista,
il bosone di Higgs ha un ruolo di primo piano nella ricerca fisica contemporanea perché è il responsabile della massa di tutte le altre particelle: a seconda di come le altre particelle interagiscono con lui, infatti, assumono una determinata massa. In altre parole il bosone di Higgs differenzia la materia in tutte le tipologie di particelle che conosciamo. La sua scoperta, quindi, è anche una conferma di tutto quello che i fisici sanno sulla materia.
Ora che è stato individuato, che rimane da fare? A cominciare da Sergio Bertolucci, l’italiano che ricopre il ruolo di direttore della ricerca del Cern, i fisici sostengono che ora si apre una nuova pagina della ricerca. Ora si tratta di determinare l’esatta natura di questa particella individuata da CMS e ATLAS per essere del tutto certi che si tratti del bosone di Higgs e comprenderne fino in fondo il comportamento. Una volta superato questo punto, che comunque significa un lungo lavoro di analisi dei dati per migliaia di fisici sparsi in tutto il mondo, LHC potrà essere utilizzato, previo qualche upgrade già programmato sul fronte dell’energia sviluppata, per dedicarsi a indagare altre frontiere della fisica come, per esempio, la materia oscura. Come ha sottolineato Rolf Heuer, «siamo solo all’inizio». Insomma, il bello dovrebbe ancora venire.

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Nel
complesso
Einstein
aveva una
personale
fede che
l'universo
fosse
determinato
da leggi
che il
pensiero
umano
potesse
scoprire e
comprendere,
in questo
senso
la sua era


   
 Albert-Einstein
Relatività generale

La relatività generale è una teoria fisica elaborata da Albert Einstein e pubblicata nel 1916.[1]

La relatività generale descrive l'interazione gravitazionale non più come azione a distanza fra corpi massivi, come era nella teoria newtoniana, ma come effetto di una legge fisica che lega distribuzione e flusso nello spazio-tempo di massa, energia e impulso con la geometria (più specificamente, con la curvatura) dello spazio-tempo medesimo.

La geometria dello spazio-tempo, in particolare, determina quali sistemi di riferimento siano inerziali: sono quelli associati a osservatori in caduta libera, che si muovono lungo traiettorie geodetiche dello spazio-tempo. La forza peso risulta in questo modo una forza apparente osservata nei riferimenti non inerziali.

La teoria della relatività generale è alla base dei moderni modelli cosmologici della struttura a grande scala dell'Universo e della sua evoluzione.

Come disse lo stesso Einstein, fu questo il lavoro più difficile della sua carriera di teorico a causa delle difficoltà matematiche da superare, poiché si trattava di far convergere concetti di geometria euclidea in uno spaziotempo curvo, che oltretutto, in accordo con la relatività ristretta, doveva essere dotato di una struttura metrica di tipo iperbolico anziché euclideo.

Einstein trovò il linguaggio e gli strumenti matematici necessari nei lavori di geometria differenziale di Luigi Bianchi, Gregorio Ricci-Curbastro e Tullio Levi-Civita, che avevano approfondito nei decenni precedenti i concetti di curvatura introdotti da Carl Friedrich Gauss e Bernhard Riemann.


 


Gli impulsi elettromagnetici muovendosi nello spazio tempo
curvo dovuto alla presenza di un oggetto fortemente massivo
appaiono come "deviati".
Nell'immagine una rappresentazione
grafica di un segnale generato da una sonda, propagandosi
nello spazio curvo appare deviato dalla gravità
del Sole mentre raggiunge la Terra.

 
 
   Israele - Bandiera ---------    Israele - Stemma

Benché di famiglia [[Ebrei|ebraica]], Einstein non credeva negli [[Religione ebraica|aspetti strettamente religiosi dell'ebraismo]] ma considerava se stesso ebreo da un punto di vista [[etnia|culturale]]. Einstein fu socio onorario della Rationalist Press Association sin dal [[1934]].

La visione religiosa Albert-Einstein


Einstein in età adulta rifiutava nel complesso l'idea di un Dio personale (ritenendola una forma di antropomorfismo) tipica della concezione ebraico-cristiana, come testimonia una lettera personale nel [[1954]],

<refname="ricerca.repubblica.it">[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/14/ecco-la-lettera-che-nega-dio-einstein.html Ecco la lettera che nega Dio, E Einstein scrisse: Dio? Superstizione - Repubblica.it » Ricerca<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref> dove scriveva:
Quote|Io non credo in un Dio personale e non ho mai negato questo fatto, anzi, ho sempre espresso le mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare.
E ancora, sulla [[morte]]:<ref name="ricerca.repubblica.it"/>
Quote|Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell'[[eternità]] della [[vita]] e dal barlume della meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte, sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura.


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